Però, si tratta bene la vecchia… Gratto i resti di un’omelette al formaggio e prosciutto mentre sorseggio un avanzo di spremuta d’arancia. Pane tostato, una fetta di torta di mele che ha tutto l’aspetto di essere fatta in casa e una caraffa di the freddo. Mina le deve essere parecchio affezionata allora. Ma io cosa ci faccio qui? E perché mi ha chiesto se voglio restare? Proprio non lo so. Lei intanto è sparita e non sento nemmeno il rumore della sua sedia infernale. È il momento giusto per andarsene senza fare rumore. Ripongo l’ultimo piatto e mi avvio a passo felpato verso l’uscita. Quando attraverso la stanza accanto alla cucina la vedo. Mi da le spalle e non capisco se dorme o se sta fissando il monitor che ha davanti. Forse dorme. Allora meglio non svegliarla. Continuo con la mia camminata da gatto per guadagnare l’uscita alla chetichella. Ecco, ci sono, sono quasi alla porta.
- Allora hai deciso. Te ne vai? – Grida dalla stanza accanto
- Si direi che è meglio così – ecco, ora devo proprio tornare di là.
La trovo voltata verso la porta con stampato in faccia uno strano sorriso.
- Lo confesso un po’ mi dispiace…- fa sarcastica
-Come mai?
- Non lo so, questa storia di avere una nipote in fondo poteva anche essermi utile…
- Perché hai bisogno di un’altra domestica? Se Mina non ti basta prenditi una badante, o non ci sono ancora in questo paese dimenticato da Dio?
- Peccato, ti avevo fatta più sveglia…pazienza, be’ allora buon viaggio.
- Così mi dai il benservito?
- Strano, avevo capito che eri tu a volertene andare, o sbaglio?
- Perché non mi dici cosa hai in mente?
- Mah, non so se sei la persona giusta…
- In che senso scusa?
- Diciamo che ho bisogno di mettere su una farsa
- Una che?
- Vedi, proprio quello che temevo, sei solo una piccola ignorante, una farsa è una commedia, una bugia di dimensioni macroscopiche, una truffa, ecco.-
All’improvviso da seria che era, diventa tutta allegra come se si gongolasse già della sua idea. Povera sciocca, forse ancora non sa che ha di fronte una professionista in materia.
- Dove c’è una bugia da raccontare, quello è il mio posto! – grido divertita.
Anche Iv esplode in una risata.
- Chissà perché, ma l’avevo intuito
- Ma perché dovrei diventare complice di una vecchia pazza su una sedia a rotelle? Mi sembri parecchio svitata, non è che per caso sei una serial killer?
- Che intuito! Come hai fatto a scoprirmi?
D’un tratto è ritornata seria.
Fa retromarcia, si volta e si mette a fissare il monitor.
Confesso, sono un po’ impaurita.
- Chiudo le mie vittime in cantina e le guardo morire, poi le scuoio e con la loro pelle confeziono delle borsette che vendo su e-bay con il marchio Foolish Iv-
Gira di scatto la sedia che emette un sibilo orrendo e mi fissa pietrificandomi.
- Oddio, dovresti vedere la tua faccia, aahh – e scoppia in una risata fragorosa che per poco non cade dalla sedia
- Dai non mi dire che hai avuto paura, non ci credo.
E continua a ridere come un’isterica.
- Scusa, non te la prendere, ma come hai fatto? Dai, è solo che qui non c’è mai nessuno con cui scherzare…
- Non sono scherzi divertenti questi
- È vero, hai ragione però guarda: si volta verso il suo computer e armeggia sulla tastiera. D’un tratto mi vedo sullo schermo, che bastarda, ha ripreso tutta la scena. Ma dove sono? su candid camera?
- Questo è ancora meno divertente
- E dai falla finita, ci vuole un po’ di selfhumor no?
Per la prima volta noto un vago accento straniero
- È vero che sei americana? O è una delle tue farse per imbacuccare questi paesani?
- È vero sono una yenkee
- E com’è che parli così bene italiano?
- Merito dell’uomo con cui ho condiviso la mia vita.
- Era italiano?
- Perchè usi il passato?
- Non è morto?
Detto fatto mi dà di nuovo le spalle e scrive veloce sulla tastiera, premendo sui tasti come se le avessero fatto un torto personale.
- Allora ti interessa o no sentire il mio piano?
Certo che mi interessa e poi che cosa ho da perdere?
Sono già le 11, male che vada me la svigno subito dopo pranzo, sempre che questa strana casa si usi pranzare…
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